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selezione poesie Populus alba
Si sono diradate le innocenze dai confini delle tue incertezze quando hai sollevato dalle nebbie la luce crivellata dei crepuscoli. Basta il tuo argento sottile a illuminare la solitudine delle pupille. Un mattino il tuo amento pendulo sfiorerà le labbra candide del vento. Populus nigra Quando avanzerà l’autunno la tua veste cipressina avrà un alito di morte. Ma ora dimentichi la tua tristezza vegetale e sorprendi le nubi e i campi d’una presenza inodore. Io rincorrerò le tue albe alitate e la notte che tinge la linfa avida delle radici. Populus tremula Se uscirò dai miei sentieri recintati di bruma udrò la tua crepitante chioma tessere la voce luminosa del sole. L’ispirazione a Tommaso Di Francesco Strano il mio nascere ascoltarmi circuire preso tranquillamente privo. Indugio. Non alternativa - sondaggio - elementi informi unici efficienti - senza nome. Sotto l’oscuro delle foglie a guardarmi tremolare. Vento. Spazio persuaso dell’acqua dentro le radici. Io a te ricorro di frequente intorpidito dalle tue cavità. Lui Arrivò deserto, come la brina. Aggredì la sabbia con i piccoli piedi nudi e attese che il sole dimenticasse la spiaggia. Ma ancora c’era un’ombra lunghissima senza nessuna presenza in controluce. Era un rumore giallo in contrasto col mare. Ma il mare scioglieva quell’uomo come il sale mordeva il suo essere quasi una memoria presente. L’aria Un poco bruna, ma non v’era risacca: solo un bianco lunghissimo filo che separava la terra dall’acqua. Lui attese che l’aria stagnasse e in quell’ora dubbia del crepuscolo iniziò il suo rito. In lontananza si vedeva enormemente solo con la mistica accesa dei suoi gesti e forse un minimo convulso agitare di labbra. Finché l’ombra chiuse quei piccoli cerchi ed inghiottì perfino il mare. Di lui non restò neppure il sapore o il vento ai miei occhi dilatati. L’essere dell’essere I Giacendo a nuovi percorsi, a nuovi farsi amante, tènere membra, uguali di solitudine disfarsi pienamente appena coglie felicità. Sulla carne, sul pube ansante solo fiorire, emulazione di vita, fatta albero e frutto, giovane sognare che solo la vita è questa, di celeri sussulti, di perenni. E ancora t’accorgi rapido destino, rapido mutilarsi in china ombra, stanco sfiancarsi e rapida sorte e destino giocarsi senza intervento, SENZA. Nulla sopraggiunge e tutto cancella: bontà piena, umiltà. Costruiti ‘pietra su pietra’ dell’anima perenne della perenne corrompersi spirito eterno beatitudine eterna. NULLA. FALSA PROMESSA, iniqua, costruita solo struttura di forte oppressione. RINNEGARE. II O alberi e pioggia, del vuoto e dell’ umano uguagliarsi librarsi di aria e di nubi, elementi fortemente connessi evento soprattutto che giova chi da qui a quanto avverarsi sogna follemente follia di fortemente ESSERE MUTARSI ESSERE D’ESSERE. Povera mente e limite, povere membra lambite di solo innocenza impotenza consumare. Vale il rapporto e la tristezza l’alba e il tramonto, il crescere oscuro nel buio della NON-MENTE, assenza di avverarsi. Più avanti il NIENTE PIU’ NIENTE PIU’ NIENTE. (Finire). Ora si vive, ora si muore I In donazione, offerta prima. Primo amore, fresco, cullarsi eternità. Appena luce di vasto mattino sole levarsi assorto assorti, infinito di verde, uguali: nebbia, ombre d’alberi, primavera o solo dolce autunno. Mescolati di offerta prima uguale donazione: L’ANIMA ALL’ANIMA, più vero, più solamente penetrare donarsi. II Od anche infinita tristezza sollevare se frustrarsi di ogni, di tutto rigurgito ingoiare, amara. Ecco aperta, a tutta stima farsi aperto giorno sonante di luce, vero anche di ultima parola, senza infastidire, fermo per restare, per sempre eternità, fissato sguardo unico di profonda natura maturarsi. III Mi hai fatto appena vibrato vibrare a tanta luce, a questa verità uguali chiarezza. Solo toccato, corda o timpano, vibrare congiunzioni. Oh! Tenessi solo, solamente felicità fruire del tuo unico assorto pensieri mai disfarsi, eterni… (Questo battito precoce di pendolo: o-ra si vi-ve o-ra si muo-re…con sgomento si vive con stupefatto allarme. Abbandonarsi infine). Quale diritto/potere? I Questa fortevoce s’alza d’improvviso. Tumulto direi, oscura ragione di rinnovare. Solo se lieve rinasce un giorno preciso alla gioia, solo dirompere simultaneo, lieta ora liete avvicinarsi, farsi ragione, farsi precisissime DONARE A CHI? Granulare angoscia di darsi pianto, di metodica violenza angustiare giorno su giorno, spiccioli di storia di sangue - oscure profanazioni dissacrazione di natura umana viltà. Darsi di cronaca, vituperare, e se hai ancora di piangere o urlare per tutti gli stupri per la tanta per l’inaudita tentare sempre chiamare per la NON-SOFFERENZA. II Volessi ancora mutare, mai divagazioni, puntare diritto sull’empia sempre crudeltà di sempre abdicare sogni, MAI AMORE NEGARE funzione appena tenerezza dell’altro ravvisi. Limpido umano di nera pelle o altro colore forti come ragioni CHI LEVA QUALE DIRITTO/POTERE? Distruggere, iniquo desiderio di mente di razza civile/incivile, sempre amore e giù mai a morte, per costruirsi, mai per di più fertile avverare come dall’orizzonte caldo di raggi uguagliarsi nascendo sugli alberi il sole. La meta, il bene I Appena adombrata la tua tanto sorprendente amarezza, stillata di silenzio fresco, di mattino. A così forte di pianto, tremando. A singhiozzi lacerato - luce di tremule foglie di pioppo. Benigno. Clausura pro- rompente dal petto. Luce di foglie colpite dal sole - disegnato - variamente respirare per te per il mio torturato rossore. Vorresti tant’altre volte rinunciare/ripetere avaro cuore avara mente agli indugi confermare. Io, qui fortemente sopportato e da quei cerchi salire salire per l’umana per la troppo forsennata gioia di solo piangere. II I nostri assai svagati orizzonti: la meta il bene: gravi parole d’ordine. Attesa-ascolto. Subito di là da qui - rateizzati tutti gli stimoli se mai vaga nostalgia di conservare/compensare propone. O il forte rossore, il principio oggi vago desiderio fitto d’attesa, domani parlare/aprire al tuo simile BONTA’. Di parola/azione, vita fissata mai senza, mai senza MAI SENZA MORIRE. O il dolce Crepuscolo pulsa/penetra dai pori della tua pelle, suono del mare ‘e l’altre cose belle’. Embrione fitto come carie, lodando, mai dissimulando AMORE. Mute lago/voci della grande voglia di semprevivere. Accostamenti e grande beneficio, tanto latente indomita creatrice di assunzioni: a nulla vale, e cerca, semmai t’ascolto. Oltretutto INDISSOLUTA VOLONTA’. III Proverei, parlerei di pietre e foglie, piccola vita piccolo recinto d’aliti se appena arde un tenue fuoco dentro le mura dove costruire l’andare e il venire, mai pago di tutto, di nessuna civiltà mai sazio, tutela asserisci grandemente: E COS’E’ QUESTO AVVENIRE? IV Le tue meditazioni, grande amico e solo un poco di vento filtrato dagli ulivi, la tua voce dall’eco verde di valle: acqua che scorre su secche radici. Esperienza, mi dici, o vale solo quell’eco, quando disteso ascolto/mormoro aperto o forse copro con grande osservanza questo cielo e questa disseminata di attriti cospicui terra? Io voglio che tu ed io, assunzione estrema, inizio, viva castità accora. Aperto tu ed io in questa mai sazia, VERITA’ ci colga. E il respiro. E quest’ansito vastissimo di terra/profumi di sano soavissimo vivere. Mai morire I Quando in un debole mattino di primavera, alto vento alti nembi d’azzurro e verde sulla terra ancora il sole folgora e il seme delle specie cresce operoso e niuna incauta tenerezza illude, può la morte falciare, incontrastata dea, ultimo rituale della vita. II (Questo liturgico passo di danza sale profondo, adempiendo misticoassorto fragore sparisce nel nulla, con l’uomo che coltiva amadistrugge ogni sogno utile alla razza. Nessuno sa. Forse già È PASSATO). III Così da vicino la morte, come un’ombra che accarezza la strada caldotrepida al tuo quasi raggiunto estivo, raffinato costruire. Non ho età vicina lontana che affatica, raggiunto benestare, unanime alle foglie e al vento. (Intorpidire come polvere ed acqua dalle nubi estive e dal vento di scirocco torbido). Ostile e rassegnato insorgi ubbidiente da questo tempo. E dai vivi, sempre, sull’asfalto rossodistrutto, quando chiamiaccorri sorpreso dai volti o dalla sempre benevola benigna madre: la terra. Orfani te e i tuoi prodigi delle dita, accennate sempre custodite labilità: una volta CHI CERCA, CHE AVRA’ FINALMENTE. IV Qui di nuovo si vive e si muore, passando inconsueti e nessuno sa. Forse di là da qui ormai consumato (rumori) mi accogli a un passo, celiando, e magari chiedi se sempre ornamento di questa vociferando caldoforte, come spigolo robusta inusitato confronto alla vita, sempre affermando alla energica vita… E ancora chiami - cooperazione coordinazione quando terra amata, accorata straziogrido inerme frana. V Se da lontano la fonte si scioglie o magari baci la tua amata ed hai un perfetto accoramento rassegnato spento tumulto ancora e da ciò. Rimane appena ed hai poco di che piangere. Così da questa rovina, chiamare sempre, da luttuosi vitaluce, parve come a me, sempre IN OGNI ORA DI GAUDIO, MAI MORIRE. VI Di oscuri presagi passato-futuro coagula. Deboli a debole destino eredità e premio della nostra accorata funzione d’essere vitamorte continua disgiungendo, inventando la nostra umanità. A un passo l’eternità l’eterno NULLA*. * Poesia scritta dopo un incidente stradale. Domanda* Grida lacerate a tempo di gong sulla rete cerebrale e questo bianco ossessivo che permea ogni pensiero e indugia scalpicciando dentro il passo felpato delle suore. Appena lievita un gesto si scioglie, bruciato dietro l’ultimo corridoio. E’ DENTRO O FUORI LA VITA? Simbiosi scattata ogni volta, da sempre, di madre figlio appena nato, nati da un grido che s’incunea a vite nei timpani dove - dicono - forse origlia l’anima selvaggia- mente ferita come ad ogni domanda che ti poni (E’ dentro o fuori la vita?), senza risposta alcuna. Solo grida lanciate roteare su una lunga teoria di culle olocaustovittima sull’ara della vita. * Poesia scritta in clinica, reparto maternità. Assoluto problema Cosa vuoi? Abbiamo cercato faziosamente noi due di studiare la formula perfetta ovvero una facile soluzione al nostro più assoluto problema. Certo non era quella la strada e non è questa, se non esco con te da tale pasticcio, almeno con le ossa spezzate. Io faccio l’amore, lavoro m’interesso spesso, anzi sono tutto preso, proprio come te. Scrivo pure, anzi più di quanto dovrei. E sono certo di avere azzeccato anche il voto in politica. Ma tanto questa soluzione non vuol proprio venire. Ora ti propongo una cosa: attaccheremo in una svelta cornice come un diploma di laurea senza altre parole, senza neanche la data, là: ASSOLUTO PROBLEMA Il fatto Ma non direi subito a voialtri: ecco, qui sta il punto! da quando inavvertitamente ho intravisto il fatto. Prima difenderei ogni mio più compiuto desiderio adagerei quindi costantemente dentro il mio oscuro isolato da voi a me - da me all’insaputa - sempre cessando - senza smettere di cogliere il fatto dal momento che ho bisogno e stimo necessità ricorrere a queste stranezze inconfessabili. Ma di più vorrei dichiararvi che non credo per nulla al bisogno - e non stimo necessario niente - da quando inavvertitamente ho intravisto il fatto. Vaso Non rivelarmi nulla, non parlare. Non voglio sapere quanto accade altrove. In quest’ora della notte abbiamo inventato il mondo. Non surrogarmi questa pace perfetta estremamente disagiata e fragile con le tue neniose cerimonie. Senza dubbio si produce un certo vuoto a schivare i colpi che ossessivamente ,martellano il mio cranio inebetito. (Solo dopo orinato ripongo con estrema compitezza sotto il letto il mio vaso da notte). Il mio corpo è tutto Il mio corpo è tutto Così dissociato così presumibilmente solo Ho qualche motivo di spazio rapporto con una qualunque convergenza/continenza una somma microsomatica di appartenenze davvero incredibili. Questa intemperanza di vuoto mi pronuncia troppo sensibilmente. Questa mia totale espansione corporea, questa sferica proiezione di sensi non acclimatati, questo fisico spazio a brani rarefatto proietta su schermi d’esistenze la mia angoscia. SE C’E’: chi mi urla trapelando da dentro e da sotto di fatiscenti strutture Chi slabbra la mia ossatura di promiscue definizioni Chi elabora palesemente reticoli cellulari con teorie prese a prestito da monopoli di stato. Allora schizzo tutta la mia bile. SE C’E’: questa totale speranza questa creazione approssimativa questa creatura dannata questa ribelle questa empia questa dissacrante profanazione dell’unico mio corpo Così misurato - percettibilmente tattile ad ogni confiscata immagine della mente - enucleando il senso della mia scoperta (centellinata micron a micron in assenza di presenze importune) mi scarnifico disossato tutto - nell’ultima religiosa confessione. Compleanno Tradirmi un poco per dipanare, accovacciato, dietro di me, la palese menzogna fatta di anni trentotto inoltre Identificazioni e ossessioni Per lungo tempo ho maltrattato la mia voracità assurda conseguenza di ossessioni e finzioni finché non sono pervenuto a questo sdoppiamento rastrellato a forza di transazioni poetiche false all’inizio ora e in futuro. Quando proverò ad identificare la parola e l’azione con atti di potere gestiti sulla mia condizione indurrò a parlare della propria esistenza e a rompere l’indugio e la monotonia ossessiva persino le pietre che calpesto con questo irriducibile umano prepotere di razzista incallito. |
