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selezione poesie Fecondazione
Dice il Signore della quiete accesa: “Lo Spirito ho alitato sul tuo volto per offrirti leggera questa fecondazione del silenzio che velata discende dalle profondità dell’universo dal tepore che accoglie la sostanza di tutta l’armonia che illumina nell’etere infinito il percorso dei mondi dal respiro del cielo sulla fertilità che aduna sulla terra la luce perfetta della mia mitezza dal verde albore che scende dal sorriso di chi chiama la pace con l’amoroso disperdersi nel dono dalla sostanza del palpito di vita che ti ho donato fin da quel primo accenderti nell’utero dell’immortalità decisa dall’irrevocabile Parola sgorgata dal mio Cuore fonte del mio sostare eterno in santa plenitudine d’Amore”. Tepore Azzurro e levigato distrarsi del tepore. L’ansia dal suo remoto poggio nel denudato sguardo dell’assoluto si tinge di stupore. Semplice concentrarsi sull’essenza! Ma oggi da questo crepitare di assonanze rivolgo l’attenzione alla sorpresa di coglierti destato dentro lo spazio ignoto. Cadrà la notte Condurti alle soglie del perduto! Ma già si spande il velo dell’albore. E la perennità ci coglie assorti nell’espansione estranea della luce che ha crivellato l’esordio dell’eterno. Quando s’accende l’ultimo bagliore in questo cielo trapunto da comete: cadrà la notte! E il pensiero si accascerà disfatto negli occhi dilatati dall’insonnia. Fluttuare Bontà vergine e cuore dell’aprirsi nella dilatazione dell’immenso! Curerò il discendere dalla trepidazione dei raggi a trafiggerne il velame. Ma in questa terra della sostanza viva pullula casto l’accordo del sostare. Raccolte dentro il verde del mistero nel fluttuare incessante della vita ardono le comete. La danza Sul luogo del riparo sta gemmando viva nell’interiorità una ferace stagione degli ulivi. Ho sorpreso in verde turbamento di fresca linfa ascesa sulle foglie sottile questa trepidazione del mio nascondimento. Cadrà l’acerbità della mia sosta! Poiché dentro l’attesa c’è grande moltitudine di suoni e il tripudio solenne della celebrazione nel riposo dell’ultima solitudine del cuore. La danza nel dolce girotondo della vita accende la certezza d’uno spazio che dilata i confini dell’immenso. Così l’eternità deflagra frantumando la trama cristallina della luce! Cantano dell’eterno Cantano dell’eterno le parole attraversando l’urlo della fermentazione. (L’arcano delle stelle scivolando sui bordi dell’universo intero aggancia la scia delle trasmutazioni). Se eleggo la sostanza del silenzio a trarmi dal vuoto della luna sottrarrò dalla lapidazione l’incessante aleggiare del mistero e la sua sonorità diffusa. Amore feconda levità della mia carne brucerei l’anima da spasimo trafitta se non avessi confiscato il tempo della reincarnazione della vita! Eremo Come un evento di cose accadute in plenitudine di solitarie voci scorgo l’acerbità delle colline. Questa dimestichezza dell’autunno colora come un tempo gli aquiloni di grida crepitanti di bambini. Laggiù ho lasciato la mia dimora vuota da quella sporgenza della contrizione. E gli alberi e la roccia nel dirupo aperto sopra le aeree vastità del vuoto: adorando ho raccolto questa transizione nell’eremo terminale della vita. Corimbi È il Signore del canto a condurre la mia voce leggera. Così oggi ho lambito da questa distrazione del sorriso con le mie dita stanche questa flessibilità di toni dall’esilio a tracciare corimbi di freschezza su veli disciolti da una danza dipinta nella mente. Tiepide percezioni sopra il vuoto per ricondurre a un esito di forte sensazione di presenza questo richiamo aggredito da dolcezze dell’anima frastornata dal rumore che il peso della vita mi procura. Vorrei tradire il presagio della morte per ricomporre liete nella serenità di questo bene le ore transitate a visitare il volo di leggiadrissime libellule sfrecciare sull’azzurro di sorgenti specchiate dentro il cielo. L’ultimo istante Trattienimi in questa ampiezza con lanci furtivi della tua quiescenza: voglio rapire l’essenza del mistero! Se tutta la trasparenza del durare di un cielo aperto al vento di borea congelasse impietrito il mio respiro: fermerò allora l’ultimo istante mio nel tempo eterno dell’adorazione. Attesa Dentro la sorte umana è disceso il Signore della Luce. Nel rapido frastagliarsi della simultaneità. Per questo la vastità del cuore si placa nell’attesa dell’ultimo plenilunio: per raccogliere il senso dello sguardo fissato nella terminale densità del tempo. Così la proiezione dei raggi nel clamore per questa fastosa luminosità del sole trafigge il ricordo del sostare nel vortice più vuoto dell’assenza. Percezione Si sono accese le luci del mattino dentro la vastità del tempio della vita. E quanto accoglie il senso del destarci in questo frenetico irrompere di voci dentro la solitudine del mondo: s’acquieta d’improvviso. Un vergine tepore accoglie il sogno che respingeva le ore della notte dentro il disfarsi dell’inesistenza. Sono oltre ogni più certa percezione a calpestare il suolo della vita. E il giorno s’avvolge nel prodigio che canta la presenza del creato. Turbamento Solo il Signore conosce cosa turba la fragile precarietà del cuore umano. Forse è una voce che tarda nella sera un ritornare del brivido di un’ombra stornata dalla chiarezza della luna. Di trepidazione ci coprono notturne impronte e il sospetto di un albero abbattuto nel buio della strada. E stride intanto il gemito dell’ora per questa rappresaglia del silenzio. Fuggire il tempo è l’ultima finzione! Ma in questa esitazione sopraggiunge ferma la luce a scolpire il desiderio di estinguere l’oscura vibrazione del vuoto che recide dell’anima il respiro. L’abbandono Nelle ore in cui oso richiamarti da questa estremità della ragione sul fondo di un deserto transitato dalla dissalazione si compie il limite estremo del durare: poiché l’immenso è il dominio che racchiude per intero l’incalcolabile centro del presente dove oggi ho trascorso l’abbandono. Così solevo un giorno liberare l’eco del tempo in vuota apparizione a sorvegliare il limite del nulla per adombrare il senso della vita in quell’errare assorto dentro la cavità del cosmo. Lo sguardo Guardo attorno il creato col tuo sguardo ed entro nel mistero degli essenti. Ciò che sconvolge quest’esserci nel mondo sta dentro il movimento delle cose. È lo sguardo profondo che s’appropria di questa intimità dell’esistenza. Così procede nel lievitare occulto questo fermento d’invadere lo spazio concesso al respiro della vita. Ma oggi mi son chiuso nella stanza dove ferve l’impulso di trasalire al cospetto della profondità nascosta. Ed ecco: l’ultima apparizione della sostanza eterna fulgente s’affaccia sull’illimitata soglia di questa piena percezione della vita. Getsemani Dalla profonda essenza della notte sopra la lieve brezza degli ulivi hai raccolto la santità del Nome presso il cielo del Padre. E l’ora allibì sorpresa dalla tabulazione del destino. Vincendo l’ostilità notturna per il vastissimo adombrare l’orma del mistero sulla tua carne trapelò distillata gelidamente rabbrividendo a tratti l’agonia d’un ardere agognato del supremo nella convulsa attesa dell’universo intero. Per tale sorte vincerò per te lo sterile avanzare tra le spine del territorio dove io canto il mondo. E sarà l’alba di un giorno comparso nella durata eterna a sostenere la furia di annullarsi per Amore. L’Eucaristia Hai concepito la sintesi assoluta della maturazione. Ecco: l’abbondanza del sole traspare dalle messi e s’inoltra in questa misteriosa preziosità del suolo la voce perfetta del silenzio. Oh sontuosità di un’esistenza avvolta nel fluttuare denso dall’adorazione! La Presenza che abbraccia i quattro capi dell’universo e s’espande all’interno dell’attimo cosciente è tutta la plenitudine dell’essere: un crepitante solstizio di irruzioni. Esplode allora la totale ampiezza di questa sommità del cuore umano che alita la numinosa luce dell’incontro dentro la cavità d’una stupefacente fragile sostanzialità del nulla. Centro dell’esistenza Mi spingo nei dintorni dell’umano in un acuto trafiggere il silenzio per tanta acerbità della memoria. L’isola della luce traspare là dove si perde il mondo. E tu sai dirmi i limiti e la forza mentre scandisci il margine dove confondo con tutto questo affanno verso il bene la volontà di trattenere il vuoto. Centro dell’esistenza è la confutazione del presente nella trasmigrazione del destino dentro una pulsione umana che trascende il sogno. (Presso la fonte un bramito di cerva sorpresa da improvvisa fatalità dell’ora denuda l’immagine lacerata della vita). Apostasia Ho afferrato il mondo dall’interno e quanto dell’umano s’agita sopra lo spessore della terra. Sommerso è il rumore antico che sospinge il volere inconfessato sotto la distesa del sereno che avvolge gli astri. Quest’armonia del cosmo non placa il desiderio di potere e l’incalzare dell’incenerimento del dolce rumore della pace per l’incessante apostasia del cuore. Frantumazione Immerso nel fermento ascolto il propagarsi della mente dentro il sostare atavico di mondi tra le fluttuazioni del rumore limando gli sgoccioli del tempo per riappropriarmi ancora di questa percezione dell’eterno. Passano sovranità di albori e il cobalto che affonda nelle sere dove la chiarità del cielo sospende ogni voce nell’anima assopita. E il tempo cristallizza la sua ombra nell’immobilità delle costellazioni e tutto lo schianto del silenzio s’adopera a varcare l’ultima angusta grata della clausura che avvolge l’universo. Questo oggi è il mio canto che si raccoglie infine in questa lacerazione della carne e traccia la sua rivolta contro l’ostilità del tempo per incontrarne tutta la sapienza occultata al di là dell’ultima frantumazione del mistero. L’ascesa Questa destinazione della vita s’immerge oltre la percezione dell’eterno. Ogni avvicendamento è consumato e tanta solennità festiva del traguardo volge alla dolcezza inconfessata dell’approdo. Serenità delle uguaglianze intrise dall’ignoto nell’attesa della estrema perfezione. Navigherò con le ali del mistero nel tempo che concerne la mia sosta. E leggero sarò fruscio di luce che acclama alla disposizione esatta del mio bene finché il respiro mi rapirà l’ascesa. Navigazione Se duro al di là del mio presente in questa gravità del pormi accanto allo spessore enorme della vita che esprime l’onnipotenza del morire a questa umana facoltà di distendere la mia narrazione nel plenilunio fiorito nella notte incatenata dentro la mia stagione: sarò perfetta coniugazione di assalti alle ombre che mi precedono e chiudono a volte l’incertezza della mia proiezione nel sereno. E mi soffermerò sulla vibrante ondulazione che afferra la mia vita per costringere tutta la percezione del mistero a suffragare la forte volontà di navigare verso l’alto, puntando in direzione dell’ultima mia stella della felicità. |
