
| |
|
selezione poesie LA LUNA E LA CROCE Tutto si raduna
dentro il cuore. Ma il centro dell’estasi condona la bellezza che la vita raccoglie depurata dagli assalti che appannano lo sguardo. In questo pellegrinare muto sopra un suolo straniero ogni minuta stilla che feconda il volare della vita si accascia dentro le pupille dell’amore. L’immenso universale L’immenso universale di tutta l’essenza dello spazio umano fluisce dalla genesi / del desiderio come da un’eco di là dalla barriera dell’inizio sì da perdere il cuore in tanta grandiosità dello sgomento. * Ma il ritmo dei giorni attesta l’incalzare del tempo ed il bisogno che nasce dal mistero sorpreso nell’istante che frantuma la soglia incommensurabile del cielo. * All’origine così trasfigurammo la presenza: nel cavalcare indenni lo sconcerto e l’immortalità dei giorni per la grande irruzione dell’eterno. L’altezza dei pianeti Quello che chiede il cuore: l’indizio / di un lieto aprirsi al sole, un sentimento / che accenda la pietà. Ma queste stagioni della mente trasvolano il pensiero. Così l’attardarsi lungo l’itinerario che genera la sorte degli umani discopre l’abisso della contrizione. * Nel mondo si consuma il sacrificio. E a volte l’altezza dei pianeti s’arresta inorridita. * In tanta fissità la lontananza dello sguardo centrato sul silenzio tristemente si perde nella sconfitta enorme della vita. Ma il bene che affonda nello spazio universale la sua solarità riaffiora sulla carne degli umani in verdi primavere di letizia. Il tuo colore Incontro il mondo. E come dalle parvenze di altra ombra discosto il desiderio di ghermirti. È vuoto come nebbia il tuo colore! Così m’avvolgo in questa densità che l’altezza rischiara di sereno. * Novelle sere a lambirti di distese e nell’anima un dolce prolungato sospiro di memorie. Ma già il caldo di un vento greve accerchia il rumore che stringe la mia vita. Odo allora la terra che giace confinata dentro il cuore. * E questo riandare sulla superficie coperta dal clamore degli umani inquieta il mio lamento. Così m’attardo ancora a ricomporre i fremiti della mia trepidazione sgorgata dal dolore dell’esilio. La Luna e la Croce L’antichità del tempo e le stagioni stornano il vento dalle sue dimore. Così, di polline s’irrora la passione che inebria l’eredità del mondo. E il suolo si satura di embrioni che dilatano il crepitare occulto della fertilità del suolo. Quest’amplesso che anima il creato e accerchia della vita il sentimento s’espande nello spazio della fecondità, grata sorella alla estrema solitudine del cuore. E aduna nell’azzurro il suo stupore. * Per questo la vita e il destino umano tracciano la presenza sotto la chiarità invisibile degli astri. E un Dio navigatore del silenzio ci avvolge nell’essenza del mistero che dona plenitudine d’amore. Così disvela nella piagata Carne del dolore l’illimite follia della Passione. * L’uomo, dalla assidua sua soglia del tormento, sciolto dal suo possesso indenne s’inoltra all’esistenza. Egli ascolta — dal profondo silenzio della vita, da lontananze impervie alla memoria, nel buio ancestrale della notte — il passo suo battere ossessivo sul selciato. * E la Luna e la Croce — dall’oltre del pensiero, dal centro dell’intimità smarrita nella mente — diffondono il lamento nella serenità di un cielo che sovrasta le nenie e le canzoni dell’amore. La giovinezza nascosta Ma non doveva forse quest’aria e il vento accogliere la tempesta dei tuoi passi? * Oggi discende ancora dai crinali della voce, leggero come l’onde, il crepitare di tanta percezione della calma diffusa sotto il cielo. La tua parola — superba nell’altezza d’una semplicità che uccide — reca piena con sé l’attesa e il riscatto dell’umano assenzio. * Non muore mai, non muore la giovinezza nascosta / dentro il cuore quando piena s’accende l’espansione dello spirituale soffio dell’eterno! Poiché tu hai inondato con l’ardore il fondo, l’anima che si stringe alla speranza. Hai rimosso ogni consuetudine del cuore avversa alla novità del cielo. Vivere… … dove l’aspetto delle cose si rinnova e il desiderio trasforma in leggerezza la produzione e il senso originario; dove l’ispirazione sorge a celebrare la calma diffusa nella serenità dell’esistenza rivolta al compimento del suo bene; dove il segno e lo spirito del mondo spandono nello spazio dolce il sapore dell’offerta e il sonno della morte ristora l’assopita penombra della sua risurrezione; dove il vincolo eterno della pace lievemente trastulla la sua ombra nel ricordo del cedimento della vita e del rancore trascorso nello spazio della sua disattenzione; dove l’amore eradica — dal nucleo interiore della terra — in tanta dissipazione della felicità, l’orrido fondo scavato negli abissi per l’essere soccorsi in questo andare da tanta profusione dell’immenso. Resa dell’immaginazione Parlare l’uomo. Leggere l’uomo nello sgretolamento della abiezione sua o nell’accumulo di angelici detriti. L’uomo sorpreso in suolo oscuro fremente di passioni; o dentro un vento leggero, attraversato dalla soavità di Dio; nell’impercettibile sostanza che giunge all’orizzonte dell’abisso, al colmo di una fuga oscuramente trasversale alla morte. * L’uomo: piccolo archetipo. Egli solca sognando invano della notte il cuore, amore lievitando sotto il cielo nel segno della sua costellazione e silenziose solennità di stelle che lievi trafugano l’atavica essenza di un pentimento arcano. Egli solleva appena la sua voce, pentagramma d’insoliti abbandoni ed armoniosi volteggi del rumore. Ma da sempre si declina nella fuga e travolge la difformità della sua mente, della costanza sua, dell’ossessiva resa della immaginazione. * “Viandante incerto del tuo mondo, scòstati un poco dalla traiettoria: le strade sono al colmo dell’ebbrezza e dietro ogni angolo abbonda una severa oscurità che staglia l’incertezza! * Ora ti so! Tracciato sul pensiero dell’incostanza sovrana della vita: tu abusi e festeggi l’apparenza con squilli che si perdono nel sonno siderale del tramonto”. La voce interiore Si placa, quest’onda del pensiero, mentre l’attrito, che nell’universo logora le comete, si scioglie in sottilissima polvere che accumula la vita. Mi guardo attorno con dolce intensità. E tutti i detriti della mente scossa ripudiano la sosta della sciagura umana. * Vorrei che tutta la distillazione dell’oscuro patire si estinguesse, che queste macerie della nostra storia sortissero il compimento e la radura della sacralità che compie la visione di una destinazione confitta nella carne, per la definizione estrema della vita. Ma l’uomo sopra le zolle della sua fatica s’attarda a coltivare innesti che sottraggono il respiro alla semplicità dell’esistenza ignuda. * Tenero percolare della gioia, in tanta aridità dei tratti spenti nella nostra illusione di potere! Questa felicità sottratta alle incursioni del sibilo assassino della vita — per questa voce interiore al nostro bene — ci porge all’abbandono del mistero nell’alveo della sua composizione d’attesa e d’infinito. Sulla distesa erbosa Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore Mt. 9,36 Quando s’apre lo spazio della mente, s’illumina la vastità del cuore. E il fruscio di tanta lontananza chiama a raccolta tutto l’abbandono del tempo e del destino; d’interminabili diaspore tessute nel buio della carne. * L’uomo e la transumanza, le tarde migrazioni, gli assalti e i crocevia delle passioni; e immense solitudini straniere; ricordi di torture, di clandestine morti e di furtive evasioni dalla fertilità del sogno: l’uomo sconvolge ancora la dimora dove nutre la sua perplessità e trascorre la lontananza del confino. * Abbiamo con dolcezza atteso il cenno di questa dimensione del sentiero. Ci siamo avvicinati con voce tremante ed un lamento che disperde nel suolo tutta la pesantezza della vita. Ti abbiamo cercato trepidanti sulla distesa erbosa che assorbe il tatto della sensibilità del vento, mentre questo pieghevole rumore della sorte ci inclina al cedimento del respiro. * E ancora inseguiamo un navigare e una rotta che possa ricondurci sotto la distrazione delle stelle. Ma tutto confonde la nostra intimità e la grande chiarezza dell’abisso affonda perdutamente nell’oblio. Per questo ci curviamo inconsci sotto l’immobile splendore del nostro sogno antico. * Tu donaci una cometa, Signore, ancora una cometa per timone e ti verremo incontro nella notte. Poiché è ancora il cuore da te donato, il cuore da cui stilla la sostanza e il bisogno, la forma e il riferimento, l’alto e il basso di tanta vastità della memoria, l’orientamento e l’ampiezza di questa nostra vita che ci attesta tutta la verità della tua Voce. Il respiro della vita Questa è l’ora. E nella cavità che occupa il volume dello spazio sopra la cristallinità del mare s’addormenta sfinito il desiderio. Così nell’aria si scioglie tenera tracotanza dell’arcano a spingere l’attesa della luna, quando sopra la curva oscura delle colline rapite dal silenzio si spazia immota a sera, chiara profondità di un’incommensurabile densità del cielo. * “C’è gioia — sospira l’anima — nel mondo! C’è questa bramosia di invadere nell’attimo l’eterno! C’è la sostanza ignota d’una passione immensa che allarga il respiro della vita!”. * Così, da questa / latente perfezione che sorprende il percorso del destino, l’esistenza raduna l’attenzione attorno alla felicità di un grido che chiama a sé la vastità di un bene raccolto nelle sembianze dell’amore. L'ALTA RUPE Affiorano velate
tutte le apparizioni della mente che approdano a colmare il senso della gioia. Tanto pudore nasce dalla trepidazione che spegne il segnale aperto alla dichiarazione e dissipa nel nulla ogni contatto con il segreto bene. Per questo di tanta intimità gli umani offrono appena un sorso del sorriso diffuso nell’occulto che alimenta questa profonda risonanza d’una chiarezza assente. Dall’alta rupe Per la tua sete, Signore, disciogli il vento da sopra le sporgenze del desiderio umano! Sarà dall’alta rupe del Golgota a staccarsi il mio percorso antico per questa sensazione della carne indurita nella terra del patire. * Svelami, se vuoi, l’arcano consumarsi di questo stato di sonno depredato dal rumore. Ma quando si solleverà dalle vette il clamore, squillerà al tuo passaggio tutta la strepitosa oscillazione della luce. * Così l’onda, immersa nel pensiero d’essere sovrastati dalla sorte dentro lo scorrimento del frastuono, accoglierà l’angoscia del declino. E un fitto adombramento di rapide abrasioni dello spazio attarderà la mia malinconia nell’incompiuto segno del mistero. Radici occulte L’isola ha tratto il sogno dall’ampio scorrimento del pendio e dalla repentina sua dolcezza emersa al superamento della luce discesa sopra il manto acquoreo del silenzio. Il mare, calmo di suggestione cristallina avanza dentro la giovinezza indenne da tutto il concepimento delle essenze suscitato dalla rincorsa folle della felicità. Adorati strepitii / di adamantina voce a raccogliere tutto il crepitare dell’attesa sul sorprendente filo dei raggi filtrati a devastare la primizia della mia occultata adolescenza! Ignara sorte sfuggì all’appello di tanta solennità dell’abbandono mentre rimpiango il tremolare incerto di tutta la passione dell’esilio. Così crebbi, seducendo il vento e l’albero sparviero della vita che s’adornava dei docili trastulli di un’innocenza segnata dal torpore. Vaghe composizioni di comete accelerando il corso del destino discesero a costellare il cielo trafugando l’inizio e quel percorrere lento del suono sulle radici occulte dell’esistenza mia. Benedizione Nel tuo mistero ho raccolto velatamente il mio compiacimento e lo sguardo ho fissato sul conforto del tuo discendere accanto alla mia pena. Ecco: ho tracciato il senso della vita sulla radura del mio raccoglimento dove costantemente liberi il tuo bene nella penetrazione del mio cuore. Conosco il tuo sostare nell’immenso e il dilatarsi dell’onnipresenza disciolta a radunare il centro dell’anima frastornata dal rumore. L’amore tuo consegna questa attesa volta allo spegnimento del dolore ed apre la progressione dell’ascesa nella profondità del sogno umano. Tu sei, Signore, intorno e sempre, emerso al calore della fermentazione dello spirito mio / avvolto dall’arcano sospiro della tua benedizione. Il senso eterno Contenere limiti e dimensione del pensiero e l’anima a confermare della calma il senso eterno che pesa sopra un mare immensamente disciolto nel sereno. Ed orizzonti a trascorrere leggeri dietro l’acre salsedine di solitarie nebbie. * Ritorna il tempo ancora a battere sul mondo l’oltraggio di tutta l’appassita giovinezza diffusa dentro il cuore. Mentre la sera sopraggiunge furtiva dalla luna e lieve di buio inonda il corpo votato alla sua resa. * Più nulla accadrà all’affanno del respiro se la forza del sonno dentro il petto, mi dilata l’alito della vita. Chitarre gitane Canto nella desolazione di tanto smarrimento esistenziale! Così da questa sordità del suono lentamente affluisce dentro la percezione della voce lo strazio di un vento primordiale dal tremito ferito delle corde di chitarre gitane. * La vibrazione e l’anima nei ritmi dissolti del pensiero m’inducono al sospetto di tutta l’appartenenza del dolore che stringe il turbamento della carne. E mi desto straniero nella terra del mio annullamento. * Al di là, in lontananze estreme nel luogo alla felicità negato gravita illeso, lacerante il ricordo della patria. L’avvoltoio Mi avvicino al traguardo e osservo l’esattezza del sentiero che percorre la rupe della vita al bivio con la croce. Tutto per un percorso che nulla mantiene della terra dove si compie il tratto del destino di viandante scortato dal suo approdo nell’assente liquidità dell’infinito. * L’oltre è nel senso estremo che lascia la sua immagine nel mondo. * Ma la mente si annulla e la vivacità del mio lamento non scorge da quest’angolo di terra la patria del suo cuore. Così il mio sentimento s’immerge in densità smarrite nei volteggi del cielo dove l’avvoltoio racchiude nel suo grido d’assalto, il senso occulto di un dominio scomparso dentro squillanti infinità d’azzurro. Nel giro dell’ellissi L’attesa che invade il mio riposo s’attarda nei pallidi ritagli della malinconia. Ma lo stupore nato dal bisogno avvolge il desiderio d’una passione antica. * Amico, strati ancora della memoria occulta riducono la speranza d’introdurti sotto il manto nostalgico del vento. Ché spenta, in questo vuoto, è l’illusione sottratta alle vibrazioni dell’ampiezza nel mio compiacimento. * Ritornerò nel giro dell’ellissi per rubare tutto lo spazio aperto all’enigmatico circolo del cielo sulle alture assopite nel tramonto. NEL CAVO DELLE MANI Il centro
dell’attenzione ordinata alla sorpresa convoglia l’effige del pensiero nel senso della maturazione del sorriso. Così voglio il mio canto: uno scorrere attonito di sillabe impigliate dentro il suono della felicità per la speranza inquieta che di quaggiù ruba ogni perfezione e brilla per l’attesa sul ciglio di un silenzioso pianto stillato da tutta la trasparenza della gioia. Il tramonto… … torna a crogiolarsi nello spazio. Un abisso di luce s’inginocchia e muore. In lontananza negli orizzonti accesi dalla necessità del vento il silenzio dell’ora si rovescia dentro una calma estrema. Su tutto preme l’infinito. Calma estiva L’apparizione del mio desiderio s’immerge nella calma della luce. Meridiane convergenze del sogno s’appropriano della labilità dell’aria che torreggia sopra l’arsura estiva del bisogno. * Sto per aprirti sconfinati dirupi della vita. Poiché l’avidità del cuore si spegne nella lacerazione dell’assenza. * Sopra, oltre ogni limite, fuori della soglia di tutta quanta l’enfasi del buio, soprattutto nel centro di questa distillata angoscia di rintracciarmi esistente nel luogo della mia trepida unicità, nel cavo di un cosmico abbandono sperduto nel possesso universale dell’Essere, c’è Dio. L’onda Ho sognato di stringerti accanto a questa immersione sconfinata dell’oblio. Per questo l’onda s’acquietò rapidamente intorno all’accensione del desiderio. E tacque ogni sorpresa in tanta convinzione di apparire compresi nello spazio d’una rincorsa folle verso l’onnipotenza del destino. Malinconia Solo parole per aprire il sogno e la distanza che sovrasta questa sperduta landa del destino. Il mondo nel silenzio sulla croce apre ancora le sue braccia. * In alto, nell’ora / della concitazione transitano voli oscuri e mute ombre dell’umana follia. E tutta la stanchezza che uccide il desiderio della pace si dondola nel sonno della notte. * Per tanta rappresaglia della sorte da sempre ritarda l’ultima configurazione del sentiero. Così tanto occultata longevità del cuore lentamente s’abbatte nella malinconia del tuo sorriso. * E l’infinito tace! * Giammai ritornerò sopra i miei passi a logorare il senso del perdono! Perdono Lo spazio che accoglie il mio respiro e tutta la perplessità del vento inondano quest’ansia di aggrapparmi alla severità della tua voce. È tardi! E già questa sorpresa che sta dentro il calore della fiamma distrae la mia partenza nell’oblio. È supplica e riposo. E inverni desiderati dalla incerta veglia che m’inchioda all’altare della vita. Sospingimi nel senso del destino! E tutta la durezza che infrange questo pianto sopra il mondo discioglila nel cavo delle mani sorrette a impetrare il tuo perdono. Riserva La luminosità del vento si trastulla dentro l’opalescenza del tramonto. Questo presentimento della notte circonda di paure la mia carne. * E m’inoltro nel folto dell’assenza del pensiero per consegnarmi intatto all’innocenza. Ma un alito di luna attraversa furtivo il mio sentiero e la severità dell’ora m’abbandona al turbamento insonne dello sguardo. * Avanzerò, così, nell’ombra adagiata sopra il suolo della trepidazione. E il segno del mistero che circonda l’ardore della vita scioglierà per incanto l’occulta riserva del mio cuore verso l’indennità dell’infinito. L’alito Trovarti nuovamente rapito da un’aura di vento che dell’amore inclina il tuo declivio. La densità del cuore cede l’ansia al respiro della notte e al ticchettio delle ore nell’attesa per l’aprirsi infinito della tua lontananza. * Ti accolgo sfinito in questa controversia che il tempo abbandona sulla pelle. * Intanto, dal transito notturno di questa caducità di stelle raccolgo appena l’alito della definitiva consistenza della Luce. Declino Trovarti, dalla tua offerta avvolto a respingere con severo garbo, per la profonda essenza del tuo bene, l’avversità dal suolo della vita, coniugando gli estremi scompensi di questa spossatezza del vivere nascosti alla tua luce. * Così, quando mi fermerò stupito nel candore dell’anima che assolve tutta la giovinezza comparsa dentro il cuore, l’alba riapparirà irrorata d’intermittenti nugoli di suoni che frangono l’ampiezza delle nubi per riordinare il senso del declino. L’imbrunire Sotto le foglie assorte dall’ampio respiro della vita sorpreso dall’arsura mi ritrovo nell’ombra al pallore meridiano. E una ricerca assidua di parole rapisce la certezza di percorrere indenne il torrido riversarsi del sole sulla pelle. * Giovani pascoli ormai nella memoria trattengono il respiro delle antiche impronte dissipate sotto la grande percezione del clamore, e aprono lontani orientamenti e sommerse radici del pensiero in tanto annullamento della grande distanza che percorre l’umanità tradita dal suo cuore. * Così, abbracciato alla luna in questa trasparenza del rumore rimuovo l’imbrunire della vita. E dolce, vicino al sonno accolgo la carezza che il mio sostare ha tratto dalla sostanza di tutto il mio cercare. Liturgia Tutto il rincorrere aperto alla speranza tracima dalla sostanza del mio cuore. E gli alberi e l’alito del cielo e della luce il repentino volo, appaiono coniugati allo splendore di tutta la liturgia della bellezza. * Così ti chiamo ancora serenità del battito nelle armoniose note rapite dalla passione del silenzio. * Oh, sommità celeste del bagliore giorni di grazia limpidi nel tepore del mio rinvenimento! Adulte provenienze / della celebrazione, sperdute nell’estasi del vento, piegano il centro occulto del pensiero nell’alito potente della vita effuso dalla sua segreta essenza nel culto pieno dell’adorazione. * Su tutto è l’Eccelso! E la potente solennità del giorno struggente aduna nell’etere del cosmo il desiderio di fuggire il tempo. Risveglio Quanto clamore assurdo della vita si spande sopra il mondo! E mai che una dolcezza avvolga piena la volontà di sostenere intatto dell’amore quel cedimento intenso che dona il suo respiro allo stupore. * Eppure, mi ammanto del tuo cielo: incipiente sorpresa di un tacito risveglio che l’anima sospinge alla ventura nello spazio di un incontaminato ardore. * Ma oggi — spossato da tutta l’inclemenza della profondità notturna appena sospinta nella rarefazione del mio vano sognare — m’abbandono sospeso nel torpore alla distratta voce della mia appartenenza che suscita nell’aria tutto un frullare d’ali della gioia. PRESENTIMENTO … Ombre
Poter consistere di soprassalti assegnati al desiderio di grondare dagli occhi stille di stupore per l’incredibile sovranità del vento foriero delle beatitudini del cielo. Ma questa sorpresa che interroga il mio cuore gronda sensibilmente di tristezza. L’abbondanza dell’ennesima morte inflitta all’innocenzagermoglia nella pavida carne triboli inestinguibili d’orrore. Il desiderio Vorrei dirti di questo approssimarsi della stagione che specchia la vita. Ma il grigio che recide la costanza di avvicinarsi al cielo spegne la stanza trepida del cuore. E il desiderio urlato nell’attesa s’infrange nell’ascolto del murmure oceanico del vento. Pertanto attorno all’asse che congiunge le altezze e i punti estremi si palesa possente tutta l’infermità della bellezza. * Amore, inconfessato sostare / attorno al vero, sogno direzionale, antica traiettoria della tua vicinanza: tanta approssimazione all’essere del sogno, a tratti risparmia il sospetto del dolore. * Ma la sostanza esplosa nel transitorio che percorre il luogo della presenza attorno al risalire raggiunge integralmente il centro che integra raccoglie l’essenza del morire. * E il mondo si prosciuga dentro il suolo che immerge la tristezza dell’oscuro nell’apparenza atroce del destino. Un vento oscuro Lenta a disperdersi nel vento quest’ansia predatrice del mio bene che nasce nello spirito interiore: una dimensione occulta / del pensiero che avvolge simbiosi di parole, e trepidi pronunciamenti della palpitazione a chiudere l’enigma della vita. Ma in questa terra che congiunge lenta l’estasi del cuore alle radici della sua vanità raccolta nella degradazione del respiro: s’imprime la presenza del patire. * Il cielo in controluce accade nella mente. E tutta l’umanità della mia voce in alto spinge il canto a frangerne il silenzio. Ma un oscuro vento / lacera il brivido dell’ombra, discesa nella breve memoria a rintracciare la fuga delle stelle. Incorporee essenze della notte tracciano il picchettare della malinconia. * Sulla distesa enorme del distacco, la sosta dell’assurdità del vuoto, lacera il tempo e scava la speranza. Il corso del destino Dagli incroci perduti nella notte si leva il crepitare degli incendi. È l’incontro negato, la sottrazione vile della gioia, la violenza tramata nell’oscuro che degli umani marca l’insolenza. Sterili assembramenti del pensiero avanzano nel corso del destino tracciando nel buio della vita l’ellissi cupa della desolazione. * L’albero che si staglia nella notte sul ciglio schiarito dalla luna dona il presentimento della croce . Ma tutto il gran rumore che decide il consenso di tanta agitazione naufraga dentro il cuore degli umani. Poemi di guerra S’attarda negli occhi, l’anima. E origlia. Sotto le ciglia e tra gli alberi morti nella notte, l’essenza del dolore è rotta dal silenzio. * Questa vicenda dell’inconcepibile non satura il furore degli umani! E i cieli del ciclo della luna, e del percorso assegnato alle comete, con lo sguardo atterrito dall’orrore, memori di perduti paradisi, scrutano l’innocenza e l’oblazione. * Ma gli uomini, impazzite meteore del nulla, giocano a ballare con la morte inventando poemi interminabili di guerra. Il senso della vita Tramonta lontano il desiderio e le promesse quando l’alba annuncia l’assalto e la fatica quotidiana del vivere che il giorno ci riserva. È lo spazio negato all’esistenza che s’inoltra nel buio della sorte. Il sogno che dimora nell’umano si dirada in labili penombre che l’anima sortisce nel patire. L’assalto all’altezza si scompone in strati di aridità della sostanza che cerchia la radura del suo cuore. L’abbandono richiama l’attenzione verso la formazione di un pensiero che respinge il conforto dell’amore. E nasce l’ansia che si trovi un giorno per ricomporre il senso della vita, nella definizione dell’eterno. … Luci
L’attesa possibile fermenta nel silenzio. Dentro la voce si compone di letizia per tutta la compostezza disciolta dai moduli del cuore. C’è un ordine prescritto nelle cose che volge alla perfezione dell’armonia e anima di pace l’esistenza. Tutto si svolge solo nell’offerta. Quest’ora eternamente L’opera e i giorni della vita nell’essenzialità di tanta luce discoprono la nudità del tempo. Malinconia dell’erba raccolta nella cornice trepida dei prati. Quest’ora eternamente squilla nella stagione della pienezza riversa negli spazi del mattino. Ma se risuona il grido sparviero della mia sostanza urlata nella gioia, mi ritrovo deserto e nulla rinnova la serenità nascosta sotto il manto delle stelle. Forse domani nella mente avrò riacceso tutto il desiderio di appartenerti vivo con l’alito velato delle valli che sgorga di freschezza dallo sguardo disperso nel pensiero. Si dirada già l’ombra Accogli questo spazio che ci guida! E l’ordine previsto delle cose rincuori il germe della felicità nascosta nella carne. Si dirada già l’ombra che l’anima spingeva nello sguardo! * Di tutta la trepidazione che invadeva la luce del sorriso ne resta appena un sorso d’ignota nostalgia: alito appena esposto alla serenità del cuore, che all’imbrunire accenna, sotto la nudità del cielo, a limpidezze d’una novella voce vestita dal canto dell’amore. L’armonia Tarda è la sera. E l’armonia, vibrata da tutta la memoria della luce, scolpisce la bellezza che adombra il tuo sorriso. La carne ancora, è intrisa di dolore. Ma il centro di tutto il potere dell’anima librata verso il sole attenua le ferite della terra. E il raggio, che oltrepassa la soglia di tanta intimità nascosta nel tuo bene, ci apre alla speranza della vita. La voce antica È troppo il dirti questa sensazione quando l’anima scioglie il suo respiro e la liberazione inonda l’aria. Onnipotenza di tutto il mio gridare la convergenza chiara della vita nel centro indivisibile del cuore! Mi sottraggo agli assalti del destino e per limpidi strati del respiro confermo la persistenza della vita. Tenue sedimento degli accordi contengono l’ampiezza del mio canto e tutta la dolcezza del danzare. Così ritorno alla mia voce antica nell’anima profonda del sognare dove germoglia il seme dell’amore. Creature del giubilo Oggi intravedo appena pallida luce accarezzare i tratti del tuo volto. Ed esco dall’affanno delle cose. Assorto, attraverso i vetri, scorgo la levità del vento lievemente adagiarsi sopra l’erba. * Riversa nella voce del creato, beata fanciullezza, a cullarsi nel canto strenuo del sole. E le nubi, la sera, vereconde per l’estremo addio che l’astro della luce affida alla santità del cielo, lente si dissolvono al tepore dell’ultimo mio sguardo. * O creature del giubilo, esultate! Innanzi e sopra la parvenza della rivelazione del Creato, respira l’enormità del cosmo sorretto dal progetto dell’Amore. |
