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selezione poesie




LA LUNA E LA CROCE




Tutto si raduna
dentro il cuore.
Ma il centro dell’estasi
condona la bellezza
che la vita
raccoglie depurata
dagli assalti che appannano lo sguardo.
In questo pellegrinare muto
sopra un suolo straniero
ogni minuta stilla
che feconda il volare della vita
si accascia
dentro le pupille dell’amore.




L’immenso universale


L’immenso universale di tutta
l’essenza dello spazio umano
fluisce dalla genesi / del desiderio
come da un’eco
di là dalla barriera dell’inizio

sì da perdere il cuore
in tanta grandiosità
dello sgomento.

*
Ma il ritmo dei giorni attesta
l’incalzare del tempo ed il bisogno
che nasce dal mistero
sorpreso nell’istante che frantuma
la soglia incommensurabile
del cielo.

*
All’origine
così trasfigurammo la presenza:

nel cavalcare indenni lo sconcerto
e l’immortalità dei giorni
per la grande irruzione dell’eterno.




L’altezza dei pianeti


Quello che chiede il cuore:

l’indizio / di un lieto aprirsi al sole,
un sentimento / che accenda la pietà.

Ma queste stagioni della mente
trasvolano il pensiero.

Così l’attardarsi lungo l’itinerario
che genera la sorte degli umani
discopre l’abisso della contrizione.

*
Nel mondo si consuma il sacrificio.

E a volte l’altezza dei pianeti
s’arresta inorridita.

*
In tanta fissità la lontananza
dello sguardo centrato sul silenzio
tristemente si perde
nella sconfitta enorme della vita.

Ma il bene
che affonda nello spazio universale
la sua solarità
riaffiora sulla carne degli umani
in verdi primavere di letizia.




Il tuo colore


Incontro il mondo. E come
dalle parvenze di altra ombra
discosto il desiderio di ghermirti.

È vuoto come nebbia il tuo colore!

Così m’avvolgo in questa densità
che l’altezza rischiara di sereno.

*
Novelle sere a lambirti di distese
e nell’anima un dolce
prolungato sospiro di memorie.

Ma già il caldo di un vento greve accerchia
il rumore che stringe la mia vita.

Odo allora la terra
che giace confinata dentro il cuore.

*
E questo riandare sulla superficie
coperta dal clamore degli umani
inquieta il mio lamento.

Così m’attardo ancora a ricomporre
i fremiti della mia trepidazione
sgorgata dal dolore dell’esilio.




La Luna e la Croce


L’antichità del tempo e le stagioni
stornano il vento dalle sue dimore.

Così, di polline
s’irrora la passione
che inebria l’eredità del mondo.

E il suolo si satura di embrioni
che dilatano il crepitare occulto
della fertilità del suolo.

Quest’amplesso che anima il creato
e accerchia della vita il sentimento
s’espande nello spazio
della fecondità, grata sorella
alla estrema solitudine del cuore.

E aduna nell’azzurro il suo stupore.

*
Per questo la vita e il destino umano
tracciano la presenza
sotto la chiarità invisibile degli astri.

E un Dio navigatore del silenzio
ci avvolge nell’essenza del mistero
che dona plenitudine d’amore.

Così disvela
nella piagata Carne del dolore
l’illimite follia della Passione.

*
L’uomo,
dalla assidua sua soglia del tormento,
sciolto dal suo possesso
indenne s’inoltra all’esistenza.

Egli ascolta — dal profondo silenzio
della vita, da lontananze impervie
alla memoria, nel buio ancestrale
della notte — il passo suo
battere ossessivo sul selciato.

*
E la Luna e la Croce
— dall’oltre del pensiero, dal centro
dell’intimità smarrita nella mente —
diffondono il lamento nella serenità
di un cielo che sovrasta
le nenie e le canzoni dell’amore.




La giovinezza nascosta


Ma non doveva forse
quest’aria e il vento
accogliere la tempesta
dei tuoi passi?

*
Oggi discende ancora dai crinali
della voce, leggero come l’onde,
il crepitare di tanta percezione
della calma diffusa sotto il cielo.

La tua parola
— superba nell’altezza
d’una semplicità che uccide —
reca piena con sé l’attesa
e il riscatto dell’umano assenzio.

*
Non muore mai, non muore
la giovinezza nascosta / dentro il cuore
quando piena s’accende l’espansione
dello spirituale soffio dell’eterno!

Poiché tu hai inondato con l’ardore
il fondo, l’anima
che si stringe alla speranza.

Hai rimosso
ogni consuetudine del cuore
avversa alla novità del cielo.




Vivere…


… dove l’aspetto delle cose si rinnova
e il desiderio trasforma in leggerezza
la produzione e il senso originario;

dove l’ispirazione sorge a celebrare
la calma diffusa nella serenità
dell’esistenza rivolta al compimento
del suo bene;

dove il segno e lo spirito del mondo
spandono nello spazio
dolce il sapore dell’offerta e il sonno
della morte ristora l’assopita
penombra della sua risurrezione;

dove il vincolo eterno della pace
lievemente trastulla la sua ombra
nel ricordo del cedimento della vita
e del rancore trascorso
nello spazio della sua disattenzione;

dove l’amore eradica
— dal nucleo interiore della terra —
in tanta dissipazione della felicità,
l’orrido fondo scavato negli abissi
per l’essere soccorsi in questo andare
da tanta profusione dell’immenso.




Resa dell’immaginazione


Parlare l’uomo. Leggere
l’uomo nello sgretolamento
della abiezione sua
o nell’accumulo di angelici detriti.

L’uomo sorpreso in suolo oscuro
fremente di passioni;
o dentro un vento leggero,
attraversato dalla soavità di Dio;

nell’impercettibile sostanza
che giunge all’orizzonte dell’abisso,
al colmo di una fuga oscuramente
trasversale alla morte.

*
L’uomo:
piccolo archetipo. Egli solca
sognando invano della notte il cuore,
amore lievitando sotto il cielo
nel segno della sua costellazione

e silenziose solennità di stelle
che lievi trafugano l’atavica
essenza di un pentimento arcano.

Egli solleva appena la sua voce,
pentagramma d’insoliti abbandoni
ed armoniosi volteggi del rumore.
Ma da sempre si declina nella fuga

e travolge la difformità
della sua mente,
della costanza sua, dell’ossessiva
resa della immaginazione.

*
“Viandante incerto del tuo mondo,
scòstati un poco dalla traiettoria:

le strade sono al colmo dell’ebbrezza
e dietro ogni angolo abbonda una severa
oscurità che staglia l’incertezza!

*
Ora ti so!

Tracciato sul pensiero
dell’incostanza sovrana della vita:

tu abusi e festeggi l’apparenza
con squilli che si perdono
nel sonno siderale del tramonto”.




La voce interiore


Si placa, quest’onda del pensiero,
mentre l’attrito, che nell’universo
logora le comete,
si scioglie in sottilissima
polvere che accumula la vita.

Mi guardo attorno con dolce intensità.

E tutti i detriti della mente scossa
ripudiano la sosta
della sciagura umana.

*
Vorrei che tutta la distillazione
dell’oscuro patire si estinguesse,
che queste macerie della nostra storia
sortissero il compimento e la radura
della sacralità che compie la visione
di una destinazione confitta nella carne,
per la definizione estrema della vita.

Ma l’uomo
sopra le zolle della sua fatica
s’attarda a coltivare
innesti che sottraggono il respiro
alla semplicità dell’esistenza ignuda.

*
Tenero percolare della gioia,
in tanta aridità dei tratti spenti
nella nostra illusione di potere!


Questa felicità sottratta alle incursioni

del sibilo assassino della vita
— per questa voce interiore al nostro bene —
ci porge all’abbandono del mistero
nell’alveo della sua composizione
d’attesa e d’infinito.




Sulla distesa erbosa


Vedendo le folle, ne sentì compassione,
perché erano stanche e sfinite
come pecore che non hanno pastore
Mt. 9,36


Quando s’apre lo spazio della mente,
s’illumina la vastità del cuore.

E il fruscio di tanta lontananza
chiama a raccolta tutto l’abbandono
del tempo e del destino;

d’interminabili diaspore
tessute nel buio della carne.

*
L’uomo e la transumanza, le tarde
migrazioni, gli assalti e i crocevia
delle passioni; e immense solitudini
straniere; ricordi di torture,
di clandestine morti e di furtive
evasioni dalla fertilità del sogno:

l’uomo sconvolge ancora la dimora
dove nutre la sua perplessità
e trascorre la lontananza del confino.

*
Abbiamo con dolcezza atteso il cenno
di questa dimensione del sentiero.
Ci siamo avvicinati
con voce tremante ed un lamento
che disperde nel suolo
tutta la pesantezza della vita.

Ti abbiamo cercato trepidanti
sulla distesa erbosa
che assorbe il tatto della sensibilità
del vento, mentre questo
pieghevole rumore della sorte
ci inclina al cedimento del respiro.
*
E ancora inseguiamo un navigare
e una rotta che possa ricondurci
sotto la distrazione delle stelle.

Ma tutto confonde la nostra intimità
e la grande chiarezza dell’abisso
affonda perdutamente nell’oblio.

Per questo ci curviamo inconsci
sotto l’immobile splendore
del nostro sogno antico.

*
Tu donaci una cometa, Signore,
ancora una cometa per timone
e ti verremo incontro nella notte.

Poiché è ancora il cuore
da te donato, il cuore da cui stilla
la sostanza e il bisogno,
la forma e il riferimento, l’alto
e il basso di tanta vastità
della memoria, l’orientamento
e l’ampiezza di questa nostra vita
che ci attesta tutta la verità
della tua Voce.




Il respiro della vita


Questa è l’ora. E nella cavità
che occupa il volume dello spazio
sopra la cristallinità del mare
s’addormenta sfinito il desiderio.

Così nell’aria si scioglie
tenera tracotanza dell’arcano
a spingere l’attesa della luna,

quando sopra la curva oscura
delle colline rapite dal silenzio
si spazia immota a sera, chiara
profondità di un’incommensurabile
densità del cielo.

*
“C’è gioia — sospira l’anima —
nel mondo! C’è questa bramosia
di invadere nell’attimo
l’eterno!

C’è la sostanza ignota
d’una passione immensa
che allarga il respiro della vita!”.

*
Così, da questa / latente perfezione
che sorprende il percorso del destino,
l’esistenza raduna l’attenzione
attorno alla felicità di un grido
che chiama a sé la vastità di un bene
raccolto nelle sembianze dell’amore.







L'ALTA RUPE




Affiorano velate
tutte le apparizioni della mente
che approdano a colmare
il senso della gioia.
Tanto pudore
nasce dalla trepidazione
che spegne il segnale aperto
alla dichiarazione
e dissipa nel nulla ogni contatto
con il segreto bene.
Per questo
di tanta intimità
gli umani
offrono appena un sorso
del sorriso diffuso nell’occulto
che alimenta
questa profonda risonanza
d’una chiarezza
assente.




Dall’alta rupe


Per la tua sete, Signore,
disciogli il vento
da sopra le sporgenze
del desiderio umano!

Sarà dall’alta rupe
del Golgota a staccarsi
il mio percorso antico
per questa sensazione della carne
indurita nella terra del patire.

*
Svelami, se vuoi,
l’arcano consumarsi
di questo stato
di sonno depredato dal rumore.

Ma quando si solleverà
dalle vette il clamore,
squillerà al tuo passaggio tutta
la strepitosa oscillazione
della luce.

*
Così l’onda, immersa nel pensiero
d’essere sovrastati dalla sorte
dentro lo scorrimento del frastuono,
accoglierà l’angoscia del declino.

E un fitto adombramento
di rapide abrasioni dello spazio
attarderà la mia malinconia
nell’incompiuto segno del mistero.




Radici occulte


L’isola ha tratto il sogno
dall’ampio scorrimento del pendio
e dalla repentina sua dolcezza
emersa al superamento della luce
discesa sopra il manto
acquoreo del silenzio.

Il mare,
calmo di suggestione cristallina
avanza dentro la giovinezza indenne
da tutto il concepimento delle essenze
suscitato dalla rincorsa folle
della felicità.

Adorati strepitii / di adamantina voce
a raccogliere tutto il crepitare
dell’attesa sul sorprendente filo
dei raggi filtrati a devastare
la primizia della mia occultata
adolescenza!

Ignara sorte sfuggì all’appello
di tanta solennità dell’abbandono
mentre rimpiango il tremolare incerto
di tutta la passione dell’esilio.

Così crebbi, seducendo il vento
e l’albero sparviero della vita
che s’adornava dei docili trastulli
di un’innocenza segnata dal torpore.

Vaghe composizioni di comete
accelerando il corso del destino
discesero a costellare il cielo
trafugando l’inizio e quel percorrere
lento del suono sulle radici occulte
dell’esistenza mia.




Benedizione


Nel tuo mistero ho raccolto
velatamente il mio compiacimento
e lo sguardo ho fissato sul conforto
del tuo discendere accanto alla mia pena.

Ecco: ho tracciato il senso della vita
sulla radura del mio raccoglimento
dove costantemente liberi il tuo bene
nella penetrazione del mio cuore.

Conosco il tuo sostare nell’immenso
e il dilatarsi dell’onnipresenza
disciolta a radunare il centro
dell’anima frastornata dal rumore.

L’amore tuo consegna questa attesa
volta allo spegnimento del dolore
ed apre la progressione dell’ascesa
nella profondità del sogno umano.

Tu sei, Signore, intorno e sempre,
emerso al calore della fermentazione
dello spirito mio / avvolto dall’arcano
sospiro della tua benedizione.




Il senso eterno


Contenere
limiti e dimensione del pensiero
e l’anima a confermare della calma
il senso eterno
che pesa sopra un mare immensamente
disciolto nel sereno.

Ed orizzonti a trascorrere leggeri
dietro l’acre salsedine
di solitarie nebbie.

*
Ritorna il tempo ancora
a battere sul mondo
l’oltraggio di tutta l’appassita
giovinezza diffusa dentro il cuore.

Mentre la sera
sopraggiunge furtiva dalla luna
e lieve di buio inonda il corpo
votato alla sua resa.

*
Più nulla accadrà
all’affanno del respiro
se la forza del sonno dentro il petto,
mi dilata l’alito della vita.




Chitarre gitane


Canto nella desolazione
di tanto smarrimento esistenziale!

Così da questa sordità del suono
lentamente affluisce
dentro la percezione della voce
lo strazio di un vento primordiale
dal tremito ferito delle corde
di chitarre gitane.

*
La vibrazione e l’anima
nei ritmi dissolti del pensiero
m’inducono al sospetto
di tutta l’appartenenza del dolore
che stringe il turbamento della carne.

E mi desto straniero
nella terra del mio annullamento.

*
Al di là, in lontananze estreme
nel luogo alla felicità negato
gravita illeso, lacerante il ricordo
della patria.




L’avvoltoio


Mi avvicino al traguardo
e osservo l’esattezza del sentiero
che percorre la rupe della vita
al bivio con la croce.

Tutto per un percorso
che nulla mantiene della terra
dove si compie il tratto del destino
di viandante scortato dal suo approdo
nell’assente liquidità dell’infinito.

*
L’oltre è nel senso estremo
che lascia la sua immagine nel mondo.

*
Ma la mente si annulla
e la vivacità del mio lamento
non scorge da quest’angolo di terra
la patria del suo cuore.

Così il mio sentimento
s’immerge in densità smarrite
nei volteggi del cielo

dove l’avvoltoio racchiude
nel suo grido d’assalto, il senso occulto
di un dominio scomparso
dentro squillanti infinità d’azzurro.




Nel giro dell’ellissi


L’attesa che invade il mio riposo
s’attarda nei pallidi ritagli
della malinconia.

Ma lo stupore nato dal bisogno
avvolge il desiderio
d’una passione antica.

*
Amico, strati ancora
della memoria occulta
riducono la speranza d’introdurti
sotto il manto nostalgico del vento.

Ché spenta, in questo vuoto, è l’illusione
sottratta alle vibrazioni dell’ampiezza
nel mio compiacimento.

*
Ritornerò nel giro dell’ellissi
per rubare tutto lo spazio aperto
all’enigmatico circolo del cielo
sulle alture assopite nel tramonto.







NEL CAVO DELLE MANI




Il centro
dell’attenzione ordinata alla sorpresa
convoglia l’effige del pensiero
nel senso
della maturazione del sorriso.
Così
voglio il mio canto:
uno scorrere attonito
di sillabe impigliate dentro il suono
della felicità
per la speranza inquieta
che di quaggiù
ruba ogni perfezione
e brilla
per l’attesa
sul ciglio di un silenzioso pianto
stillato
da tutta la trasparenza
della gioia.




Il tramonto…


… torna a crogiolarsi nello spazio.

Un abisso di luce s’inginocchia
e muore.

In lontananza
negli orizzonti accesi
dalla necessità del vento
il silenzio dell’ora si rovescia
dentro una calma
estrema.

Su tutto
preme l’infinito.




Calma estiva


L’apparizione del mio desiderio
s’immerge nella calma della luce.

Meridiane
convergenze del sogno
s’appropriano della labilità dell’aria
che torreggia sopra l’arsura estiva
del bisogno.

*
Sto per aprirti
sconfinati dirupi della vita.

Poiché l’avidità del cuore
si spegne nella lacerazione
dell’assenza.

*
Sopra,
oltre ogni limite,
fuori della soglia
di tutta quanta l’enfasi del buio,

soprattutto nel centro
di questa distillata angoscia
di rintracciarmi esistente
nel luogo della mia
trepida unicità, nel cavo
di un cosmico abbandono
sperduto nel possesso universale
dell’Essere,
c’è Dio.




L’onda


Ho sognato di stringerti accanto
a questa immersione sconfinata
dell’oblio.

Per questo l’onda s’acquietò
rapidamente intorno all’accensione
del desiderio.

E tacque ogni sorpresa
in tanta convinzione di apparire
compresi nello spazio
d’una rincorsa folle
verso l’onnipotenza del destino.




Malinconia


Solo parole per aprire il sogno
e la distanza che sovrasta
questa sperduta landa del destino.

Il mondo nel silenzio
sulla croce apre ancora
le sue braccia.

*
In alto, nell’ora / della concitazione
transitano voli oscuri e mute
ombre dell’umana follia.

E tutta la stanchezza
che uccide il desiderio della pace
si dondola nel sonno della notte.

*
Per tanta rappresaglia della sorte
da sempre ritarda
l’ultima configurazione
del sentiero.

Così tanto occultata
longevità del cuore lentamente
s’abbatte nella malinconia
del tuo sorriso.

*
E l’infinito tace!

*
Giammai ritornerò sopra i miei passi
a logorare il senso del perdono!




Perdono


Lo spazio che accoglie il mio respiro
e tutta la perplessità del vento
inondano quest’ansia di aggrapparmi
alla severità della tua voce.

È tardi! E già questa sorpresa
che sta dentro il calore della fiamma
distrae la mia partenza nell’oblio.

È supplica e riposo. E inverni
desiderati dalla incerta veglia
che m’inchioda all’altare della vita.

Sospingimi nel senso del destino!

E tutta la durezza
che infrange questo pianto
sopra il mondo

discioglila nel cavo delle mani
sorrette a impetrare il tuo perdono.




Riserva


La luminosità
del vento si trastulla
dentro l’opalescenza del tramonto.

Questo presentimento della notte
circonda di paure la mia carne.

*
E m’inoltro
nel folto dell’assenza del pensiero
per consegnarmi intatto
all’innocenza.

Ma un alito di luna
attraversa furtivo il mio sentiero

e la severità dell’ora m’abbandona
al turbamento insonne dello sguardo.

*
Avanzerò, così,
nell’ombra adagiata sopra il suolo
della trepidazione.

E il segno del mistero che circonda
l’ardore della vita
scioglierà per incanto
l’occulta riserva del mio cuore
verso l’indennità dell’infinito.




L’alito


Trovarti nuovamente
rapito da un’aura di vento
che dell’amore inclina
il tuo declivio.

La densità del cuore
cede l’ansia al respiro della notte
e al ticchettio delle ore nell’attesa
per l’aprirsi infinito
della tua lontananza.

*
Ti accolgo
sfinito in questa controversia
che il tempo abbandona sulla pelle.

*
Intanto, dal transito notturno
di questa caducità di stelle
raccolgo appena

l’alito
della definitiva consistenza
della Luce.




Declino


Trovarti, dalla tua offerta avvolto
a respingere con severo garbo,
per la profonda essenza del tuo bene,
l’avversità dal suolo della vita,

coniugando gli estremi
scompensi di questa spossatezza
del vivere nascosti alla tua luce.

*
Così, quando mi fermerò stupito
nel candore dell’anima che assolve
tutta la giovinezza
comparsa dentro il cuore,

l’alba riapparirà irrorata
d’intermittenti nugoli di suoni
che frangono l’ampiezza delle nubi
per riordinare il senso del declino.




L’imbrunire


Sotto le foglie assorte
dall’ampio respiro della vita
sorpreso dall’arsura mi ritrovo
nell’ombra al pallore meridiano.

E una ricerca assidua di parole
rapisce la certezza
di percorrere indenne il torrido
riversarsi del sole sulla pelle.

*
Giovani pascoli ormai nella memoria
trattengono il respiro delle antiche
impronte dissipate sotto
la grande percezione del clamore,

e aprono lontani orientamenti
e sommerse radici del pensiero
in tanto annullamento
della grande distanza che percorre
l’umanità tradita dal suo cuore.

*
Così, abbracciato alla luna
in questa trasparenza del rumore
rimuovo l’imbrunire della vita.

E dolce, vicino al sonno accolgo
la carezza che il mio sostare ha tratto
dalla sostanza di tutto il mio cercare.




Liturgia


Tutto il rincorrere aperto alla speranza
tracima dalla sostanza del mio cuore.

E gli alberi e l’alito del cielo
e della luce il repentino volo,
appaiono coniugati allo splendore
di tutta la liturgia della bellezza.

*
Così ti chiamo ancora
serenità del battito
nelle armoniose note
rapite dalla passione del silenzio.

*
Oh, sommità celeste del bagliore
giorni di grazia limpidi
nel tepore del mio rinvenimento!

Adulte provenienze / della celebrazione,
sperdute nell’estasi del vento,

piegano il centro occulto del pensiero
nell’alito potente della vita
effuso dalla sua segreta essenza
nel culto pieno dell’adorazione.

*
Su tutto è l’Eccelso!

E la potente solennità del giorno
struggente aduna nell’etere del cosmo
il desiderio di fuggire il tempo.




Risveglio


Quanto clamore assurdo della vita
si spande sopra il mondo! E mai
che una dolcezza avvolga
piena la volontà di sostenere
intatto dell’amore
quel cedimento intenso
che dona il suo respiro allo stupore.

*
Eppure, mi ammanto del tuo cielo:
incipiente sorpresa di un tacito
risveglio che l’anima sospinge
alla ventura nello spazio
di un incontaminato ardore.

*
Ma oggi

— spossato da tutta l’inclemenza
della profondità notturna appena
sospinta nella rarefazione
del mio vano sognare —

m’abbandono sospeso nel torpore
alla distratta voce
della mia appartenenza
che suscita nell’aria
tutto un frullare d’ali della gioia.






PRESENTIMENTO




… Ombre




Poter consistere
di soprassalti assegnati al desiderio
di grondare dagli occhi
stille
di stupore
per l’incredibile sovranità del vento
foriero delle beatitudini
del cielo.
Ma questa sorpresa
che interroga il mio cuore
gronda sensibilmente di tristezza.
L’abbondanza dell’ennesima morte
inflitta all’innocenzagermoglia
nella pavida carne
triboli inestinguibili
d’orrore.




Il desiderio


Vorrei dirti di questo approssimarsi
della stagione che specchia la vita.

Ma il grigio che recide la costanza
di avvicinarsi al cielo
spegne la stanza trepida del cuore.

E il desiderio urlato nell’attesa
s’infrange nell’ascolto
del murmure oceanico del vento.

Pertanto attorno all’asse
che congiunge le altezze e i punti estremi
si palesa possente
tutta l’infermità della bellezza.

*
Amore,
inconfessato sostare / attorno al vero,
sogno direzionale, antica
traiettoria della tua vicinanza:

tanta approssimazione
all’essere del sogno, a tratti
risparmia il sospetto del dolore.

*
Ma la sostanza esplosa
nel transitorio che percorre il luogo
della presenza attorno al risalire
raggiunge integralmente
il centro che integra raccoglie
l’essenza del morire.

*
E il mondo si prosciuga dentro il suolo
che immerge la tristezza dell’oscuro
nell’apparenza atroce del destino.




Un vento oscuro


Lenta a disperdersi nel vento
quest’ansia predatrice del mio bene
che nasce nello spirito interiore:

una dimensione occulta / del pensiero
che avvolge simbiosi di parole,
e trepidi pronunciamenti
della palpitazione a chiudere
l’enigma della vita.

Ma in questa terra che congiunge lenta
l’estasi del cuore alle radici
della sua vanità raccolta
nella degradazione del respiro:

s’imprime la presenza del patire.

*
Il cielo in controluce accade
nella mente. E tutta l’umanità
della mia voce in alto spinge
il canto a frangerne il silenzio.

Ma un oscuro vento / lacera il brivido
dell’ombra, discesa nella breve
memoria a rintracciare
la fuga delle stelle.

Incorporee essenze della notte
tracciano il picchettare
della malinconia.

*
Sulla distesa enorme del distacco,
la sosta dell’assurdità del vuoto,
lacera il tempo e scava la speranza.




Il corso del destino


Dagli incroci perduti nella notte
si leva il crepitare degli incendi.

È l’incontro negato,
la sottrazione vile della gioia,
la violenza tramata nell’oscuro
che degli umani marca l’insolenza.

Sterili assembramenti del pensiero
avanzano nel corso del destino
tracciando nel buio della vita
l’ellissi cupa della desolazione.

*
L’albero che si staglia nella notte
sul ciglio schiarito dalla luna
dona il presentimento della croce
.
Ma tutto il gran rumore che decide
il consenso di tanta agitazione
naufraga dentro il cuore degli umani.




Poemi di guerra


S’attarda negli occhi, l’anima.

E origlia.

Sotto le ciglia
e tra gli alberi morti nella notte,
l’essenza del dolore
è rotta
dal silenzio.

*
Questa vicenda dell’inconcepibile
non satura il furore degli umani!
E i cieli del ciclo della luna,
e del percorso assegnato
alle comete,
con lo sguardo atterrito dall’orrore,
memori di perduti paradisi,

scrutano l’innocenza
e l’oblazione.

*
Ma gli uomini,
impazzite meteore del nulla,
giocano a ballare con la morte
inventando
poemi interminabili di guerra.




Il senso della vita


Tramonta lontano il desiderio
e le promesse quando l’alba annuncia
l’assalto e la fatica quotidiana

del vivere che il giorno ci riserva.
È lo spazio negato all’esistenza
che s’inoltra nel buio della sorte.

Il sogno che dimora nell’umano
si dirada in labili penombre
che l’anima sortisce nel patire.

L’assalto all’altezza si scompone
in strati di aridità della sostanza
che cerchia la radura del suo cuore.

L’abbandono richiama l’attenzione
verso la formazione di un pensiero
che respinge il conforto dell’amore.

E nasce l’ansia che si trovi un giorno
per ricomporre il senso della vita,
nella definizione dell’eterno.







… Luci


L’attesa possibile
fermenta nel silenzio.
Dentro
la voce si compone
di letizia
per tutta la compostezza
disciolta dai moduli del cuore.
C’è un ordine prescritto nelle cose
che volge alla perfezione
dell’armonia
e anima di pace l’esistenza.
Tutto si svolge
solo
nell’offerta.




Quest’ora eternamente


L’opera e i giorni della vita
nell’essenzialità di tanta luce
discoprono la nudità del tempo.

Malinconia dell’erba
raccolta nella cornice trepida
dei prati. Quest’ora eternamente
squilla nella stagione
della pienezza
riversa negli spazi del mattino.

Ma se risuona il grido
sparviero della mia sostanza
urlata nella gioia,

mi ritrovo deserto
e nulla rinnova la serenità
nascosta sotto il manto delle stelle.

Forse domani nella mente
avrò riacceso tutto il desiderio
di appartenerti vivo
con l’alito velato delle valli
che sgorga di freschezza
dallo sguardo disperso nel pensiero.




Si dirada già l’ombra


Accogli questo spazio che ci guida!

E l’ordine previsto delle cose
rincuori il germe
della felicità nascosta nella carne.

Si dirada già l’ombra
che l’anima spingeva nello sguardo!

*
Di tutta la trepidazione
che invadeva la luce del sorriso
ne resta appena un sorso
d’ignota nostalgia:

alito appena esposto
alla serenità del cuore,

che all’imbrunire accenna,
sotto la nudità del cielo,
a limpidezze
d’una novella voce
vestita dal canto dell’amore.




L’armonia


Tarda è la sera.

E l’armonia, vibrata
da tutta la memoria della luce,
scolpisce la bellezza
che adombra il tuo sorriso.

La carne ancora,
è intrisa di dolore.

Ma il centro
di tutto il potere
dell’anima librata verso il sole
attenua le ferite della terra.

E il raggio,
che oltrepassa la soglia
di tanta intimità
nascosta nel tuo bene,
ci apre alla speranza della vita.




La voce antica


È troppo il dirti questa sensazione
quando l’anima scioglie il suo respiro
e la liberazione inonda l’aria.

Onnipotenza di tutto il mio gridare
la convergenza chiara della vita
nel centro indivisibile del cuore!

Mi sottraggo agli assalti del destino
e per limpidi strati del respiro
confermo la persistenza della vita.

Tenue sedimento degli accordi
contengono l’ampiezza del mio canto
e tutta la dolcezza del danzare.

Così ritorno alla mia voce antica
nell’anima profonda del sognare
dove germoglia il seme dell’amore.




Creature del giubilo


Oggi intravedo appena
pallida luce accarezzare i tratti
del tuo volto.

Ed esco dall’affanno delle cose.

Assorto, attraverso i vetri,
scorgo la levità del vento
lievemente adagiarsi sopra l’erba.

*
Riversa nella voce del creato,
beata fanciullezza,
a cullarsi nel canto strenuo
del sole.

E le nubi, la sera,

vereconde per l’estremo addio
che l’astro della luce
affida alla santità del cielo,

lente si dissolvono al tepore
dell’ultimo mio sguardo.

*
O creature del giubilo, esultate!

Innanzi e sopra la parvenza
della rivelazione del Creato,

respira l’enormità del cosmo
sorretto dal progetto dell’Amore.

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