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Per il giovedì di passione Quanto silenzio avvolge
quel tuo sguardo! E ti vedo chinare innanzi all’uomo toccando col ginocchio il suolo prostrato nella tua ineffabile umiltà: graziosità di Dio, di te suo Figlio esinanito ed esaltato ai piedi della tua recalcitrante creatura. E mi domando come mai il cielo possa discendere nel cavo della profanazione nel luogo che spazia dentro il corpo di questa transizione nell’esodo di un popolo ribelle. Ma tu ti prendi tutto l’assenzio della nostra vita e disciogli nel calice dell’offerta essenziale questa distillazione del patire che sconvolge la carne degli umani. Nella tua solitudine immensa hai radunato la tua forza nella compenetrazione del mistero della tua Croce per quella sua divina essenza che abbraccia intera la sostanza di tutto il patimento. Diradando così quel velo che nasconde la tua gloria hai svelato il Corpo dell’Amore. Fu il Getsemani allora l’ultimo appello accolto alla divinazione della sentenza eterna. Ma gli umani ti hanno già ucciso dentro il cuore. Ora con l’Ostia ridonami speranza. Poiché questa è la forza: che io con te risorga che il corpo mio non sarà annullato! |
