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Per il giovedì di passione

Quanto silenzio avvolge
quel tuo sguardo!

E ti vedo chinare
innanzi all’uomo toccando
col ginocchio il suolo
prostrato nella tua
ineffabile umiltà:
graziosità di Dio, di te suo Figlio
esinanito ed esaltato ai piedi
della tua recalcitrante creatura.

E mi domando come mai il cielo
possa discendere nel cavo
della profanazione
nel luogo
che spazia dentro il corpo
di questa transizione
nell’esodo
di un popolo ribelle.

Ma tu ti prendi
tutto l’assenzio della nostra vita
e disciogli nel calice
dell’offerta essenziale
questa distillazione del patire
che sconvolge la carne degli umani.

Nella tua solitudine immensa
hai radunato la tua forza
nella compenetrazione del mistero
della tua Croce per quella
sua divina essenza
che abbraccia intera la sostanza
di tutto il patimento.

Diradando così quel velo che nasconde
la tua gloria
hai svelato il Corpo dell’Amore.

Fu il Getsemani
allora
l’ultimo appello accolto alla divinazione
della sentenza eterna.

Ma gli umani
ti hanno già ucciso
dentro il cuore.

Ora
con l’Ostia
ridonami speranza.

Poiché questa
è la forza:
che io con te risorga
che il corpo mio
non sarà annullato!

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